La Storia della Società Italiana di Medicina Interna: 100 anni di vita

Il Consiglio Direttivo mi ha conferito l’onorifico quanto non facile compito di illustrare e commentare, in occasione dell’88° Congresso Nazionale, durante il quale, come è noto, si celebra il primo Centenario della Società Italiana di Medicina Interna, la sua Storia dalla nascita ad oggi. La Società Italiana di Medicina Interna è stata fondata nel lontano ottobre 1887, in Pavia, per iniziativa di un gruppo di clinici. In tale occasione fu redatto il relativo Statuto e fu nominata una “Commissione promotrice” così costituita: Prof. Guido Baccelli, Presidente; Proff. Arnaldo Cantani e Luigi Galassi, Vice-Presidenti; Prof. Edoardo Maragliano, Segretario; Prof. Eugenio Rossoni, Cassiere. Tale Commissione esplicò dal 1887 al 1888 le attribuzioni conferite dagli Art. 6° e 7° al Consiglio Direttivo ed alla Commissione ordinatrice (1).

(1) Statuto fondamentale (1 agosto 1888). Disposizione transitoria “La commissione promotrice sino al 1° Congresso avrà le attribuzioni date dagli articoli 6° e 7° al Consiglio Direttivo e alla Commissione ordinatrice”. Art. 6° – La Società è amministrata da un Consiglio Direttivo composto di quindici membri eletti a scrutinio segreto in adunanza plenaria dei soci. Ogni anno scade la terza parte di detti 15 Consiglieri. Gli scadenti sono rieleggibili. Le elezioni per acclamazione sono vietate. Nei primi due anni il quinto dei Consiglieri scadenti è designato dalla sorte, negli anni successivi dall’anzianità. Art. 7° – Il Consiglio elegge nel proprio seno ogni anno la Commissione ordinatrice del prossimo Congresso, composta di un Presidente, di due Vice-Presidenti, di un Segretario, di un Cassiere. Uno di questi membri almeno dovrà risiedere nella città, ove si terrà il Congresso. A questa Commissione è affidata la rappresentanza ufficiale della Società nello spazio di tempo fra un Congresso e l’altro. (2) Nell’atto costitutivo della Società, redatto il 30 maggio 1974 in Roma, è riportata, invece, erroneamente la data del 1886. Si è sottoposto pertanto tale problema al C.D., che nel settembre 1985, dopo aver considerato i vari documenti presentati, ha ritenuto di poter concludere che a Pavia fu fondata nel 1887 da un gruppo promotore la Società e che il 1° Congresso si tenne nell’ottobre 1888.

Il 1° Congresso si tenne in Roma dal 20 al 22 Ottobre 1888 sotto la Presidenza del Prof. Guido Baccelli. Considerati taluni motivi di dubbio, che si sono venuti profilando, in merito alla data del 1887 (2) ci sembra opportuno riportare in proposito le affermazioni del Prof. Maragliano, Presidente nel 1933 della Società Italiana di Medicina Interna, contenute in un discorso tenuto in Pavia nell’ottobre di quell’anno in occasione del 39° Congresso Nazionale. Riportiamone alcuni passi:…“La nostra società di Medicina Interna, ricordiamolo, qui nacque e fu qui creata. …”

Il Consiglio Direttivo ha condiviso la proposta del Presidente di portare avanti con energia il Programma di Accreditamento Professionale dandogli ulteriore impulso e visibilità ed ha individuato nei Consiglieri Maria Beatrice Secchi e Giuseppe Palasciano i propri delegati.

Il 111° Congresso Nazionale di Roma sarà l’occasione ideale per aggiornare i Soci sull’evoluzione del Programma e sulle strategie future.

Eravamo nel 1887 e giustamente nell’ottobre. In quei giorni era adunata in Pavia l’Associazione Medica Italiana, che riuniva in gruppo solo tutte le branche della Medicina e della Chirurgia e che per la sua costituzione non rispondeva piú alle esigenze del tempo. Ci trovammo qui in quel momento riuniti e parecchi fra i professori di Clinica Medica aventi cattedre, i piú giovani soprattutto, ed era con noi Arnaldo Cantani, clinico di Napoli. Io segnalai al mio grande Maestro l’opportunità di raccogliere in un fascio i cultori Italiani della Medicina Interna. In allora una sola associazione del genere esisteva nel mondo: la “Deutscher Verein für Innere Medizin”. Cantani ne convenne: nello spazio di una giornata redassi lo Statuto – che è quello il quale ancora oggi ci regge – e la nuova Società si dichiarò costituita fra i firmatari dello Statuto medesimo. Nessuna assemblea preliminare, nessuna discussione; procedimento rapido, rivoluzionario ed efficace: efficace tanto che la nostra Società, Presidente Guido Baccelli, il sommo clinico del tempo, visse, prosperò, si mantenne solida e compatta. Pavia fu così la sua culla, Pavia raccolse il suo primo vagito e di qui uscita percorse via sicura le città universitarie italiane: oggi qui ritorna nel 46° anno di sua vita, provetta, forte e bacia riverente la terra gloriosa in cui nacque …”.

D’altra parte, anche il Prof. Luigi Condorelli, quale Presidente del Comitato Ordinatore del 60° Congresso Nazionale, nel suo discorso inaugurale del 19 Ottobre 1959, così ebbe ad esprimersi: “ Si compie, con questo odierno, la 6° decade dei Congressi della Società Italiana di Medicina Interna, nella ricorrenza del suo 72° anno di vita. Proprio nell’ottobre del 1887, in occasione di una adunanza tenuta a Pavia dalla Società Italiana di Medicina, che riuniva allora i cultori di tutte le branche della medicina e della chirurgia, un gruppo di giovani cattedratici di Clinica Medica riconobbe la necessità di creare una Società di Medicina Interna. Fervido animatore fu Edoardo Maragliano, che stilò lo statuto della Società. Nestore del gruppo fu il suo maestro Arnaldo Cantani. Nacque così la nostra Società quando nel mondo non esisteva che la “Deutscher Verein für Innere Medizin”. Il primo Congresso ebbe luogo a Roma l’anno successivo (1888), sotto la presidenza di Guido Baccelli, con due memorabili relazioni: quella di Salvatore Tomaselli sulla febbre ittero-emoglobinurica da chinino (malattia di Tomaselli) e quella di Augusto Murri ed Eduardo Maragliano sulla febbre ed antipiresi”. Occorre notare che da allora i Congressi della Società si sono tenuti, con l’eccezione dei periodi bellici, annualmente e che la collezione completa degli Atti è conservata nella sede attuale della Società.

Si ricordano i Presidenti che mi hanno preceduto nella guida della Società:

1) Prof. Guido Baccelli (Roma) 1887-1916
2) Prof. Edoardo Maragliano (Genova) 1919-1940
3) Prof. Cesare Frugoni (Roma) 1942-1958
4) Prof. Luigi Villa (Milano) 1958-1973
5) Prof. Luigi Condorelli (Roma) 1973-1976
6) Prof. Ugo Teodori (Firenze) 1976-1979
7) Prof. Alessandro Beretta Anguissola (Roma) 1979-1982
8) Prof. Elio Polli (Milano) 1982-1985

Chi scorresse i volumi che raccolgono gli Atti e i Rendiconti dei Congressi Nazionali, nei quali è riportato in forma sintetica il lavoro scientifico svolto dalle nostre Scuole di Medicina, nonchè i discorsi dei Presidenti, sarebbe posto in grado di accertare, anzi per dir meglio di rivivere la storia della Società Italiana di Medicina Interna (SIMI) e persino buona parte dello sviluppo del pensiero scientifico degli ultimi cento anni nel campo della medicina, e non soltanto del nostro Paese. Prima peraltro di prendere in esame tale argomento ed al fine precipuo di comprendere meglio la storia dell’attività della SIMI dal 1887 al 1987, sia dal punto di vista scientifico, che da quello organizzativo, mi sembra opportuno tentare di delineare, sia pure in rapida sintesi, lo sfondo storico in cui si è inserita la vita della Società, in correlazione con l’immenso panorama del progresso biomedico mondiale in detto periodo. Varrà la pena, in proposito, di richiamare l’attenzione su alcuni eventi che caratterizzano l’evoluzione – dal 1887 al 1987 – della scienza in generale e di quella medica in particolare. Questi possono essere distinti in tre gruppi principali di eguale importanza:

1) l’immenso sviluppo delle conoscenze scientifiche e tecniche,
2) la tendenza sempre più spiccata alla specializzazione ed alla subspecializzazione,
3) il notevolissimo numero di nuove società scientifiche di medicina interna e di altre discipline mediche costituitesi nei vari paesi.

1) Il primo evento, rappresentato dall’enorme sviluppo delle conoscenze nel settore biomedico, è costellato, come è a tutti noto, di scoperte e risultati di grande rilievo nei vari settori scientifici. Ne vanno, ad esempio, qui ricordati alcuni, tra i tanti, quali la scoperta dei raggi X, dell’adrenalina, dell’insulina, degli antibiotici, del codice genetico, della regolazione immunologica.
È innegabile il fatto che i progressi scientifici e tecnici che l’uomo è riuscito a realizzare negli ultimi cento anni superano di gran lunga tutti quelli che gli era stato possibile realizzare nel corso dei diversi secoli precedenti. Naturalmente ciò è, in modo particolare, dovuto allo straordinario sviluppo delle scienze di base, specie dopo la 2 a Guerra Mondiale. Attualmente, peraltro, è in atto una vera rivoluzione biologica che, con il suo procedere inarrestabile, ha trasformato e trasformerà la vita dell’uomo, forse alla stessa stregua di come, quattro secoli or sono, la trasformarono le scoperte di Galilei e di Newton.
La rivoluzione medica in atto – sulla quale non possono avanzarsi dubbi – è in larga misura la conseguenza delle ricerche di ordine biologico che l’hanno preceduta e che continuano a svilupparsi, tanto che ora ci si esprime con il linguaggio della biologia molecolare o della patologia molecolare. Il termine biomedico, recentemente proposto, costituito dalla fusione tra i due elementi, lessicalmente di origine greca e latina, esprime efficacemente questo stato di correlativa dipendenza della medicina dalla biologia.
Allo sviluppo delle conoscenze in campo biomedico hanno fatto seguito importantissimi progressi nel settore delle applicazioni cliniche, dovuti alle acquisizioni raggiunte attraverso l’investigazione clinica, i nuovi mezzi diagnostici e le migliori modalità di trattamento.
Con riferimento ai nuovi mezzi diagnostici si ricordino i procedimenti endoscopici, l’angiografia, l’uso degli isotopi, le tecniche radioimmunologiche ed immunoenzimatiche, l’immunoelettroforesi, l’immunofluorescenza, gli ultrasuoni, la tomografia computerizzata, la risonanza magneticonucleare, ecc. Ma specialmente nel campo della terapia il progresso è stato molto evidente.
Siano sufficienti alcuni dati che risultano, ad esempio, dalla comparazione di quanto è scritto nel Cecil “Textbook of Medicine” del 1928 e quanto, invece, è scritto nella 15 a edizione del medesimo testo nel 1976. Nel 1928, trattamenti efficaci o misure preventive erano soltanto dell’ordine dal 5 al 10%, su 360 malattie, mentre nel 1975 la proporzione è salita sino al 50-55% e continua ad ascendere.
Una delle conseguenze più evidenti del progresso delle conoscenze, cui si è accennato, è rappresentato dal fatto che l’incidenza delle malattie infettive, nei paesi a sviluppo più avanzato, è drasticamente diminuita in questi ultimi anni, così che la durata media della vita si è protratta da 45 a 75 anni ed oltre; con la conseguente modificazione dei quadri patologici caratteristici dell’anziano, anche attraverso lo sviluppo della gerontologia e della geriatria.
A ciò è seguito evidentemente un aspetto nuovo e particolare della Medicina Interna che oggi comprende non tanto le forme morbose acute, ma piuttosto quelle croniche, correlate pertanto con l’etè, quali le malattie metaboliche, le malattie croniche cardiovascolari, le respiratorie, le gastroenteriche, le renali, le osteoarticolari, le malattie neoplastiche.

2) Un secondo evento, altrettanto importante, è costituito dalla tendenza sempre più spiccata verso le specializzazioni. Essa costituisce una realtà indiscutibile, necessaria altresì al progresso delle conoscenze, ma che può divenire pericolosa, specie quando si passi dalla specializzazione alla subspecializzazione. Lo specialista di quest’ultimo tipo, difatti, è indotto a trascurare altri campi d’importanza vitale e non di rado sacrifica per il particolare le grandi linee del generale.
Con riferimento al problema della specializzazione, può essere interessante ricordare come questo indirizzo, spinto oltre un certo limite, sia in grado di indurre anche ad errori diagnostici (si veda a questo riguardo la Relazione di Teodori e Coll. su “Errori diagnostici e terapeutici come effetto di eccessiva specializzazione” al 78° Congresso della S.I.M.I. del 1977). A proposito delle specializzazioni, che indubbiamente hanno acquistato un loro spazio e una propria autonomia, va rilevato che sono state da tutti accolte con interesse ed entusiasmo, ma non va dimenticato che sono pur sempre discipline “figlie” in quanto provengono in gran parte dal grande tronco della Medicina Interna.
Val la pena ricordare, in proposito, che Frugoni il 29 ottobre 1949, in occasione del 50° Congresso della Società Italiana di Medicina Interna così ebbe ad esprimersi:

“…Da allora è un succedersi ai nostri Congressi dei più grandi nomi della Medicina Italiana.
Ma i rami fiorivano e dal tronco nuovi germogli rigogliosamente germinavano e nuove branche, specialità e Società si costituivano. Vi sono ai tropici talune qualità di “Ficus” che anche dai rami emettono radici aeree, e queste raggiunto il suolo si sviluppano (in forma colonnare) come nuovi fusti, onde altre radici emergono, formandosi così piante ancor più discoste, ma con l’albero originale sempre collegate, sì che più non si sa se siano fusti o radici, se lo stesso albero o nuove piante, tanto intima è la fusione e perenne il rapporto di succhi vitali con il tronco originario.
Con tale esempio in natura, vanno considerate le varie Società e branche specializzate che la tecnica moderna ha fatalmente create, ma che indipendenti non sono, poichè le accomuna l’origine dall’ “alma mater”, la “Clinica Medica Generale” che è e resta la base fondamentale per la diretta osservazione sintetica del malato e per l’applicazione delle leggi della logica e della critica, anche nella valutazione delle varie indagini e ricerche.
Queste infatti, se in sè prese sembrano talora assolute, tali nella realtà non sono, ma relative sempre alla loro adattabilità o meno a quelle che sono l’osservazione, l’esperienza clinica e il singolo caso”.

Allo sviluppo della specializzazione ha contribuito, secondo l’opinione di alcuni studiosi americani, la notevole quantità di fondi attribuita alla ricerca dopo la 2 a Guerra Mondiale, che ha permesso a molti studiosi nei reparti di medicina di dedicarsi a singoli, talvolta estremamente limitati, settori.
Si sono venuti a creare, in altri termini, gruppi di specialisti nei dipartimenti di medicina interna. In proposito si può dire che questo delle specializzazioni è un problema particolarmente importante che, emerso in questi ultimi anni, sta conducendo ad una sempre più spiccata frammentazione della medicina interna e può mettere in discussione persino la questione del futuro di questa parte delle medicina.
Non intendiamo riferirci ad alcune branche, come la neurologia e la dermatologia, che sono ormai chiaramente separate nella loro ricerca e attività dalla medicina interna ed hanno reparti e dipartimenti autonomi. Alludiamo, invece, alle grandi branche della medicina interna, quali la cardiologia, la gastroenterologia, la nefrologia, la pneumologia, ecc. con le sub-specialità a ciascuna di esse collegate. Esse costituiscono campi di studio nei quali lo sviluppo scientifico è stato notevolissimo e ha indotto da un lato a una correlativa evoluzione di distinti dipartimenti clinici con l’attribuzione del titolo di “specialista” (certification negli Stati Uniti) e, dall’altro, alla comparsa di Società e Riviste corrispondenti alle singole specialità.
Basti far cenno, in proposito, alla Cardiologia. Ad esempio, negli USA, nel 1985, 21.000 persone hanno partecipato al Meeting Annuale dell’“American Heart Association” e circa 18.500 sono intervenute al Meeting dell’“American College of Cardiology”. Nel 1984 i quattro grandi giornali americani di Cardiologia (“American Heart Journal”, “American Journal of Cardiology”, “Circulation”, “Journal of the American College of Cardiology”) hanno pubblicato ben 1878 articoli. Nonostante il continuo sviluppo delle specializzazioni e subspecializzazioni alla Medicina Interna rimarrà sempre, anche nel futuro, il “privilegio” della sintesi clinica delle conoscenze vecchie e nuove, la sola in grado di guidare l’opera del medico di ogni era allo studio globale del malato.

3) In stretto rapporto con l’eccezionale sviluppo della scienza in generale e di quella medica in particolare si è verificato, in Italia, come nel mondo, nel periodo 1887-1987, un fiorire straordinario di Società scientifiche, sia di Medicina Interna, sia di altre discipline, con lo scopo di raccogliere i cultori delle più diverse materie di ordine biologico e specialistico.
Data l’estensione del tema ed il limiti di spazio impostici, non ci sembra possibile ricordarle, sia pur sommariamente, in questa sede.
A titolo di curiosità, ci limitiamo a far cenno dell’ “American Physiological Society” che è stata fondata nel 1887, a Washington, sicchè il suo centenario viene a coincidere con quello della nostra Società di Medicina Interna. Ciò non vuol dire però che, prima della fondazione della nostra Società, già non esistessero in Italia e nel mondo prestigiose Società, Associazioni e Accademie di medicina.
Varrà la pena enunciarne talune con il corredo del relativo anno di fondazione:

Accademia dei Lincei (1603);
Società Medica-Chirurgica di Bologna (1823);
Associazione Medica Italiana (1832);
Accademia Lancisiana (1715);
Accademia Medica di Torino (1834);
Accademia Medica di Roma (1875);

all’estero

Department of Medicine Medical School,
Royal College of Surgeons in Ireland (1784);
College of Physicians a Philadelphia (1787);
Royal Society of Medicine (1812);
American Medical Association (1847).

Circa l’espressione “Medicina Interna”, essa sembra abbia avuto origine in Germania nel 1880, per indicare un campo della pratica medica nel quale si inserivano i concetti emergenti all’epoca nei settori della fisiologia, biochimica, batteriologia e anatomia patologica, con l’esclusione delle manifestazioni esterne delle malattie ed ovviamente di quelle che richiedevano metodi chirurgici di trattamento.
Il concetto si estese poi, oltre che in Europa, anche negli Stati Uniti d’America. Per quanto riguarda le Società scientifiche nel campo medico ci limitiamo qui ad accennare a quelle che più ci interessano, e cioè a quelle di Medicina Interna. In questa cerchia concettuale rientrano diverse Società, a prescindere da quella tedesca che può considerarsi la progenitrice delle altre, dato che si fa risalire al 1882.
Ma varrà la pena di elencarne talune delle più importanti di cui ci è stato possibile raccogliere notizie dietro nostra richiesta. Sono le seguenti:

la Società Giapponese fondata nel 1902;
la Danese nel 1916;
l’Argentina nel 1920
(Membri Onorari: gli italiani Luigi Condorelli, Cesare Frugoni e Luigi Villa);
la Svizzera nel 1932,
la Spagnola nel 1952;
la Cubana nel 1957;
la Paraguaiana e la Colombiana nel 1975,
ed infine quella Francese, fondata nel 1979.

Ad esse fanno capo alcune riviste di Medicina Interna, Organi Ufficiali delle rispettive Società, e cioè il “Japanese Journal of Internal Medicine”, la “Revue de Medecine Interne”, il “The Netherlands Journal of Medicine”, gli “Annals of Internal Medicine”, gli “Acta Medica Belgica”, gli “Acta Medica Colombiana”.
Su un piano internazionale va sottolineato che nel 1948, in Basilea (Svizzera), fu fondata l’ “International Society of Internal Medicine”, che ha tenuto e tiene di consueto i suoi congressi ogni due anni. L’ultimo Congresso della Società fu tenuto nell’Agosto 1986 a Bogotà (Columbia). Va rilevato che il Presidente attuale è il Prof. Mario Sangiorgi. Nel 1969 in Strasburgo fu, infine, fondata l’Associazione Europea di Medicina Interna. Questa Società ha tenuto un Convegno dal 6 al 9 maggio 1987 a Bologna.

Dopo aver accennato al panorama storico e scientifico, costituito dallo sviluppo delle conoscenze nel mondo dello scibile biomedico, dalla tendenza alle specializzazioni e sub-specializzazioni e dalla comparsa di numerosissime Società scientifiche di Medicina e di altre discipline, nell’ambito del quale ha operato la SIMI, entriamo nel vivo dell’argomento, con il commento della complessa attività svolta dalla Società Italiana di Medicina Interna nei cento anni dalla sua fondazione.
In proposito, riteniamo opportuno illustrare, sia pur brevemente, due distinti aspetti, di eguale importanza:

1) il primo, di ordine particolarmente scientifico, è rappresentato dalle relazioni e comunicazioni svolte in occasione dei Congressi Nazionali, riportate nei volumi degli Atti;
2) il secondo, extra-scientifico, previsto peraltro negli Statuti della Società, è costituito dall’impegno della Società per problemi di ordine diverso da quello medico-scientifico, quali quelli sociali, didattici, ecc., come si può desumere in particolare dall’esame dei verbali delle riunioni del Consiglio Direttivo e dai discorsi tenuti dai Presidenti della Società e dai Comitati Organizzatori dei vari Congressi.

Con riferimento al primo punto, potrebbe prendersi in considerazione la possibilità di esaminare i dati di maggiore rilievo derivanti dai contributi scientifici – in particolare relazioni e comunicazioni – raccolti nelle oltre 42.000 pagine degli Atti dei Congressi Nazionali.
Il compito, peraltro, appare estremamente difficile e delicato, in quanto immenso è il patrimonio culturale contenuto negli Atti e numerosissimi ed importanti sono stati gli argomenti trattati. In sintesi, si tratta di tutto lo scibile biomedico degli ultimi cento anni ed altrettanto numerosi risultano i nominativi dei Maestri, altamente qualificati della Medicina e della Clinica Italiana, che hanno portato nel tempo i loro contributi scientifici.
Non ritengo pertanto opportuno prendere in esame in modo analitico l’argomento, limitandomi soltanto ad alcuni cenni, certamente incompleti, ma che tuttavia consentono di intravedere e lumeggiare il rilevante contenuto scientifico originale degli Atti dei nostri Congressi.
Del resto lo stesso Baccelli, fin dal 1889, a proposito della produzione scientifica, che veniva riferita e posta in adeguata luce nel corso dei Congressi nazionali, era pervenuto alla seguente affermazione:

“Tutti i più alti Insegnanti e tutte le Scuole mediche d’Italia si fondono qui; da questa fusione nasce la coscienza del sapere nazionale”.

Tra i dati scientifici di maggiore importanza riportati, val la pena di ricordarne taluni. Di grandissimo rilievo il tema della “ introduzione di medicamenti eroici nelle vene“ (sali di chinino e di mercurio, sieroterapia, citrato ferrico ammoniacale) effettuata per la prima volta nel mondo, nel 1894, da Guido Baccelli con risultati terapeutici altamente apprezzabili. Di notevolissimo interesse appaiono altresì le ricerche sulla malaria, che in quell’epoca erano, per l’importanza sociale, particolarmente perseguite, che sono state trattate con ben 4 relazioni di G. Baccelli su “ Patologia e cura della malaria”, di E. Marchiafava su “Etiologia e patogenesi dell’infezione malarica”, di V. Ascoli su “La dottrina etiologica e la epidemiologia della malaria” e di G. Izar “ La malaria secondo le moderne acquisizioni”.
Non va dimenticata anche la vaccinazione antitubercolare proposta e attuata da Maragliano nel 1903 (Calmette la propose nel 1921).
Vanno altresì ricordati i concetti innovatori esposti in alcune relazioni, quali ad esempio, quella di Nicola Pende nel campo dell’Endocrinologia su “Le secrezioni interne in rapporto con la clinica” (1912) e quella di Achille De Giovanni nel campo della Costituzionalistica su “ L’individualità considerata nella patogenesi e nell’evoluzione dei morbi” (1903).
In una relazione del Prof. G. Breccia, inoltre, venne trattato il “ Pneumotorace artificiale”, introdotto per la prima volta, nel 1882, da Carlo Forlanini, il quale nel 1895 al VI Congresso della SIMI presentò il “Primo caso di tisi monolaterale avanzata curato felicemente con il Pneumotorace artificiale”. Un particolare valore scientifico riveste la relazione di Frugoni sull’asma bronchiale (1920), nella quale l’Autore indicò con precisione i dati a favore della “teoria anafilattica” dell’asma bronchiale.
Nel 1922, poi, l’Autore riportò per la prima volta la dimostrazione del trasporto passivo generale di reagine nell’uomo (va ricordato che il trasporto passivo locale fu introdotto nel 1921 da Prausnitz e Küstner).
Tali osservazioni rappresentano una pietra miliare nel campo dell’allergia reaginica e hanno assunto in questi ultimi anni, con la scoperta delle IgE, un nuovo straordinario sviluppo.
Non possono essere dimenticate le ipotesi innovatrici sulla patogenesi del dolore, e in particolare sul dolore riferito, esposte da Lunedei, Teodori e coll. in alcune relazioni (1948, 1962, 1982). In tempi più recenti può essere ricordata l’ipotesi dello spasmo coronarico, sostenuta da Luigi Condorelli nella relazione del 1965 su “ Fisiopatologia clinica della stenocardia”.
Essa è stata confermata dalle più recenti ricerche e riveste un’importanza notevolissima per il progresso delle conoscenze nel settore patogenetico e clinico della malattia coronarica.

Tra i tanti contributi, giova ricordare, come si può desumere da uno stralcio di taluni brani degli Atti della Società, che non sono mancate alcune sorprendenti intuizioni, anticipatrici con notevole distacco di tempo di quello che poi si è verificato nei tempi successivi. Valga ad esempio ciò che Guido Baccelli, nel 1908, ebbe ad affermare:

“Sento non lontano il giorno in cui per ogni infezione sarà sicuramente trovata la medela efficace, anche prima che l’intero lume nosogenico risplenda innanzi alle menti affaticate”.

Con riferimento al secondo punto, e cioè all’ attività e all’ interesse della Società in campi diversi da quelli strettamente scientifici, vanno ricordati i numerosi problemi discussi e affrontati più volte, sia di recente che nel passato, dal Consiglio Direttivo e che si evincono in modo particolare dai discorsi dei Presidenti e dalle modificazioni degli Statuti che si sono succeduti nel tempo (dal 1888 al 1985). Uno dei problemi cui la Società ha rivolto il suo costante e specifico interesse è stato quello dell’ organizzazione tecnica dei Congressi.
Dapprima, agli inizi del secolo, ci si limitava all’esposizione di semplici “comunicazioni”, ma queste furono in prosieguo di tempo integrate con le “relazioni”, costituite da trattazioni di notevole ampiezza svolte dagli studiosi più prestigiosi e qualificati della Medicina Italiana. Nell’ambito di siffatte relazioni si rinvengono, oltre ai contributi originali tratti dall’esperienza dei relatori, delle complete revisioni critiche della letteratura mondiale. Può assumere un certo interesse ricordare che negli ultimi anni il problema dell’organizzazione dei Congressi ha formato di sovente, come nel passato, oggetto di studio e di interesse e più specificamente è stato trattato dal Prof. U. Teodori nel suo discorso introduttivo al 78° Congresso Nazionale del 1977. Va sottolineato che le relazioni, pubblicate negli Atti, costituiscono vere aggiornatissime monografie, che sono risultate estremamente utili ai soci per la formazione della propria cultura. I Congressi, sempre attesi e ricordati da tutti con grande interesse, si sono ripetuti con un rigoroso ritmo annuale, interrotto soltanto poche volte per effetto degli eventi bellici. Va ricordato che nell’ottobre 1922 ebbe inizio la prassi della riunione in comune con la Società Italiana di Chirurgia che, fondata il 13 Aprile 1882 (ha celebrato quindi il Suo centenario cinque anni or sono), ha permesso di mantenere un’unione ideale tra le due grandi Società. Il numero dei partecipanti ai nostri Congressi, sia pure con ampie oscillazioni, è sempre venuto aumentando, fino a raggiungere nell’ultimo congresso i 1.200. D’altro canto, i Soci sono giunti dal numero di 175 dell’anno di fondazione ai 1780 attuali. Non va dimenticato che lo sviluppo delle conoscenze e la sorprendente evoluzione della scienza nei più diversi settori biologici e specialistici ha condotto, nel corso degli anni, a profondi cambiamenti non soltanto nella didattica, ma anche nelle istituzioni culturali, tra le quali si colloca, ad esempio, la nostra Società. Ne è derivata una modificazione delle modalità congressuali. Per ciò che ci riguarda, va detto che le grandi relazioni monografiche non corrispondevano più col tempo alle esigenze dei Soci sicchè, specie in questi ultimi anni, sono state sempre più apprezzate e sono divenute, anzi, momenti essenziali dei congressi altre forme di riunioni, quali: le relazioni “a più voci”, i simposi, le tavole rotonde, la presentazione di “posters”, le sessioni diapositive ecc. Particolare cura i Consigli Direttivi della nostra Società hanno dedicato e dedicheranno all’argomento del miglioramento dell’organizzazione tecnica dei Congressi in relazione alle nuove esigenze e nel tentativo di adeguarsi alle mutate situazioni dei tempi moderni. In proposito si può affermare che i successi dei Congressi e l’ampia partecipazione dei soci negli ultimi anni hanno dimostrato che la Società è riuscita comunque a mantenersi all’altezza delle sue tradizioni. Sempre a proposito dei Congressi, si possono ricordare alcuni convegni internazionali di grande rilievo tenutisi in Italia. Nel 1893, ad esempio, si tenne in Roma l’XI Congresso Medico Internazionale presieduto dal Prof. Guido Baccelli (il discorso del Presidente in latino e i riassunti delle comunicazioni sono riportate nel Policlinico Sezione Medica (Anno I; 1 Aprile 1894). Il Prof. Rudolf Virchow, che era stato Presidente del Congresso precedente a Berlino, prese la parola in occasione della seduta inaugurale. Dopo la fondazione della “Società Internazionale di Medicina Interna” nel 1948, la serie dei Congressi internazionali (peraltro a cura della Società Internazionale) continuò e nel 1978 si tenne a Roma un Congresso, sotto la Presidenza del Prof. Luigi Condorelli.

Un secondo problema più volte dibattuto, specie in questi ultimi anni, e che necessita di un approfondimento, è costituito dalla didattica, dalla formazione del medico, dalla visione globale del malato e dalla necessità di un costante miglioramento nei relativi settori.

Può assumere un certo interesse riportare quanto affermarono i Presidenti del passato tra cui Baccelli e Maragliano che si sono succeduti fino ad oggi. Il primo così si espresse il 26 Ottobre 1908:

“Volgono per la Clinica Medica giorni non lieti”. “È lamentabile che la frequenza degli alunni a questa disciplina, il necessario concorso, venga scemando ogni giorno”. Il secondo, nel 1920, ebbe ad affermare: “In Italia la massima parte dei giovani si danno all’esercizio pratico e in maggioranza non sono sufficientemente preparati. Il concorso dello Stato è diminuito dell’80%.
È doloroso constatare che oggi più che mai i bisogni dell’insegnamento scientifico sono messi in disparte”.
E nel 1922 completò il Suo pensiero con l’affermazione:

“È certo un fenomeno singolare questo: che mentre il livello scientifico delle Scuole nostre si alza, le conoscenze cliniche delle scolaresche si abbassano”. “È un fenomeno singolare ma facilmente spiegabile, dato l’ordinamento degli studi seguito fin qui; se non sarà mutato, il danno sarà ogni anno maggiore”.

Tutti conoscono del resto l’evoluzione attuale della complessa problematica sull’insegnamento della Medicina Interna.
Sia sufficiente sottolineare che da un lato siamo in presenza della trasformazione delle cosiddette “domande” o “motivazioni”, sia sul piano istituzionale che sociale, e cioè del cambiamento della società contemporanea, per cui si rende necessaria una nuova figura di medico, correlata alla rivoluzione medico-biologica ed alle sue conseguenze sociali. Secondo tale orientamento, difatti, la professione del medico non si può svolgere ed esaurire soltanto in un rapporto diretto medico-paziente, con attenzione limitata alla cura della malattia, ma deve evolversi verso un tipo di professionalità che esorbiti dall’individuale e si inserisca in una strutturazione istituzionale più vasta, quella cioè del Servizio Sanitario Nazionale, caratterizzato dall’assunzione di una responsabilità pubblica della salute, correlata alle singole organizzazioni locali della società – Provincia, Comuni e Regioni – , alle esigenze della prevenzione delle malattie, nonchè alla profonda trasformazione della domanda sociale della Medicina, di cui valgono, quali esempi, i problemi delle tossicodipendenze, delle malattie professionali, degli infortuni sul lavoro, delle malattie da inquinamento, della medicina geriatrica, ecc.
Dall’altro lato, poi, sono da considerare le cosiddette “offerte”, che ovviamente investono in pieno compiti assai vasti delle Facoltà di Medicina, dalle quali ci si attende l’attuazione di una riforma che ha attribuito ai Consigli di Corso di Laurea ed alle Facoltà stesse compiti precisi, particolarmente vasti e tali da determinare una profonda trasformazione rispetto a quelli tradizionali della ricerca, della didattica e dell’assistenza. Pertanto il rapido progresso della Medicina come scienza e la profonda evoluzione della Società italiana hanno condotto all’esigenza di un sostanziale rinnovamento del curriculum degli studi medici.
L’attuale tabella XVIII dell’ordinamento didattico universitario risale infatti a circa 50 anni fa (RRDD 20/6/1935 n.1071, e 30/9/1938 n.1652) e non ha subito che pochissime variazioni: nel 1952 vennero introdotti gli insegnamenti fondamentali di Chimica Biologica, Microbiologica e Radiologia, nel 1975 l’insegnamento di Istologia e Embriologia Generale e soltanto nel 1976 quello di Clinica Psichiatrica, anche se poi nel tempo si sono aggiunti numerosissimi insegnamenti complementari.
Al problema dell’insegnamento che ha dato luogo ad ampi ed appassionanti dibattiti, sviluppatisi attraverso articoli, libri, rapporti (quali quelli della CEE e dell’OMS, delle Conferenze periodiche dei Presidi ecc.) nonchè in convegni specifici, hanno preso vivissima parte molti studiosi italiani.
Mi sia consentito anche richiamare l’attenzione sul fatto che la Società Italiana di Medicina Interna si è occupata da tempo col massimo impegno di tali problemi. Al riguardo, non si possono non ricordare, oltre alle discussioni riportate nelle varie riunioni del Consiglio Direttivo, le significative prolusioni tenute in occasione dei Congressi Nazionali della Società dai Presidenti in carica: dal Prof. L. Villa al Prof. L. Condarelli, dal Prof. U. Teodori al Prof. A. Beretta Anguissola ed al Prof. E. Polli. Va qui precisato che, dopo una lunga gestazione, il problema del nuovo ordinamento didattico nel corso di laurea in Medicina (nuova tabella XVIII) si sta avviando a conclusione. In particolare va ricordata la costituzione nel 1984 di una Commissione Ministeriale che ha concluso i suoi lavori rimettendo al Ministro della Pubblica Istruzione un’ampia relazione che ha formato oggetto di osservazioni da parte delle Facoltà Mediche Italiane ed è stata sottoposta all’approvazione del Consiglio Universitario Nazionale. Il 28 febbraio 1986 è stato emanato il D.P.R. n° 95 “Modificazioni all’ordinamento didattico universitario relativamente al corso di laurea in medicina e chirurgia” che ha concluso l’iter. Ci si sta ora avviando, sia pure tra molte difficoltà, nelle varie Facoltà italiane all’attivazione del nuovo ordinamento didattico, che dovrà essere posto in attuazione dall’ottobre 1987.

In correlazione con quanto si è detto in precedenza sullo sviluppo delle conoscenze e sulla tendenza sempre più spiccata alla specializzazione, si sono rilevate anche molteplici difficoltà nei riguardi non soltanto dell’insegnamento della Medicina Interna, cui abbiamo ora accennato, ma anche del suo contenuto, tanto che si è giunti persino ad avanzare dubbi sulla sua permanenza nel tempo.
Però non si deve dimenticare che i problemi e le difficoltà non riguardano soltanto la medicina come tale, ma le conseguenze – sociali, economiche e morali – sempre nuove e mutevoli che derivano dai suoi progressi, che dovranno pur essere prese in considerazione dai governanti e forse, quanto meno in una certa parte, prevedute. È evidente che questi brevi cenni permettono di comprendere quella che Aloisi ha designato come crisi della medicina e nella medicina – distinguendola, poi, in crisi culturale, didattica e sociale.
Recentemente anche Beretta Anguissola ha sottolineato la crisi della medicina clinica (e della sua più elevata espressione, la Medicina Interna) nei confronti della medicina scientifica. In relazione a ciò che si è detto, si può ricordare come, mentre nel 1970 Pearth scriveva su “Lancet” un articolo dal titolo “The death of the Professor of Medicine”, nel 1983 è ritornato sull’argomento, sempre su “Lancet”, sostenendo, al contrario, la tesi della rinascita del Professore di Medicina (“The Rebirth of the Professor of Medicine”).
Può rivestire un certo interesse rilevare come, dall’esame dei discorsi dei Presidenti tenuti nel corso dei cento anni di attività della Società, emerga reiteratamente il richiamo all’importanza della Medicina Interna, in relazione sia al suo contenuto che ai futuri sviluppi.
Ed in effetti vi è stata sempre la necessità, da parte dei vari Consigli Direttivi che si sono succeduti nel tempo, di vigilare nei confronti degli orientamenti di pensiero di alcuni gruppi di studiosi che tendevano a far perdere alla Medicina Interna la sua fisionomia e la sua individualità.
Val la pena di ricordare che nel corso di questi cento anni, la Medicina Interna, rappresentata validamente in Italia dalla Società Italiana di Medicina Interna, ha dovuto combattere con impegno per mantenere la sua individualità e la sua autonomia affrontando tre successivi grandi ostacoli. Essi sono stati nell’ordine: in un primo tempo (all’inizio del secolo) la preponderanza dell'”anatomismo clinico” di G.B. Morgani; in un secondo tempo, la valorizzazione spesso fuori misura della Microbiologia e Chimica Biologica; in un terzo periodo, quello, ancora in atto, dello sviluppo delle specializzazioni.
Comunque, in conclusione, si può affermare che la Medicina Interna, in genere, così validamente rappresentata in Italia dalla SIMI, ha superato fino ad ora felicemente le numerose difficoltà che si sono presentate.

Uno degli aspetti parascientifici dell’attività della SIMI, che peraltro è sempre attuale, è quello sociale.
Questo aspetto è stato sottolineato fin dai primi anni di vita della Società e numerosi richiami a tale caratteristica si rinvengono nei discorsi di Baccelli e Maragliano, in sede di trattazione del significato che assume la “Medicina Clinica” nei confronti della “Medicina Politica”, richiamandosi al fatto che l’una si occupa in sostanza della cura dell’uomo e l’altra di quella del popolo. Sull’argomento hanno insistito vari Presidenti e in particolare il Prof. Villa e il Prof. Frugoni.
Ed oggi la medicina “politica”, a carattere per lo più preventivo, è considerata in tutto il mondo di importanza così grande da configurarla come la medicina del futuro.
Può rivestire un certo interesse rilevare come dagli studi condotti sulla storia della Società torni ad emergere anche l’idea che risale a tempi assai lontani, dell’esigenza della pubblicazione di un’apposita rivista di medicina (idea poi realizzata durante questa Presidenza).
Già Baccelli, sospinto dal mancato riconoscimento dei contributi scientifici italiani da parte degli stranieri, così si era espresso:
“Tutti questi plagi, amati colleghi, debbono pur una volta finire; io faccio qui caloroso appello agli italiani tutti che insegnano o coltivano mediche discipline di riunirsi per fondare un giornale che diffonda le cose nostre almeno nella triplice lingua francese, inglese e tedesco e sono pronto a dare il mio contribuito a qualunque tra voi volesse prendersene l’iniziativa”.

L’odierno Congresso, nel corso del quale si celebra il Centenario della Società, è inteso a testimoniare, unitamente alla soddisfazione per il lungo cammino percorso, il fermo impegno ad affrontare solidalmente le difficoltà future.
L’evoluzione dei tempi impone nuovi compiti sin da oggi, ma di certo dilatabili anche nei tempi a venire.
Ai compiti, agli obiettivi e alle scelte assai difficili si contrappongono però la competenza e l’entusiasmo dei Consigli Direttivi di oggi e di domani. Ne siamo certi. L’88° Congresso Nazionale rappresenta un avvenimento eccezionale; è pacifico.
Aggiungiamo subito che esso si caratterizza anche per un aspetto particolare. È quello di aver accolto tra noi, in uno spirito di fratellanza universale umana e scientifica che non conosce frontiere, oltre i Presidenti delle varie Società Mediche Italiane, anche i rappresentanti della “International Society of Internal Medicine” (I.S.I.M.), della “European Association of Internal Medicine”, taluni Presidenti delle Società di Medicina Interna dei diversi Paesi, tra cui quello della “Royal Society of Medicine” (R.S.M.).
Si terranno due Joint Meetings internazionali uno tra S.I.M.I. e I.S.I.M. e uno tra S.I.M.I. e R.S.M. Un’iniziativa questa – mi sia consentito di dirlo – che considero particolarmente significativa.
Oggi, si può dire con buon fondamento e grande soddisfazione, le frontiere non esistono più ed i contatti, sempre più frequenti e proficui, tra il nostro Paese e quelli esteri sono all’ordine del giorno.
È un fenomeno che si svilupperà – c’è ragione di crederlo – con sempre maggior frequenza anche nell’avvenire. Val la pena di sottolineare che detto orientamento è particolarmente sentito dai giovani che, molto più frequentemente che nei tempi passati, istituiscono e mantengono proficui rapporti con organizzazioni e istituzioni scientifiche straniere.
Rileviamo subito che il programma scientifico si presenta quanto mai interessante ed è rappresentato a prescindere delle riunioni internazionali da due relazioni:

Fisiologia e Fisiopatologia della circolazione polmonare (G.G. Neri Serneri); Le eritroenzimopatie con particolare riferimento al deficit della 4-6-PD ed al favismo (U. Carcassi);

da tre letture: Segnali multipli della comunicazione sinaptica Loro rilevanza farmacologica e terapeutica (E. Costa);
L’aterosclerosi: considerazioni su passato, presente e futuro (S. Lenzi);
Le sindromi rabdomiolitiche (A. Monteverde);

da due tavole rotonde:
La Bioetica (E. Polli) e L’immunodeficienza acquisita (L. Bonomo);nonchè da un numero assai elevato di comunicazioni.

Ma, a prescindere dal programma scientifico, altri aspetti particolari vanno considerati. Uno di questi è quello di aver realizzato il Volume del Centenario pubblicato come supplemento degli Annali Italiani di Medicina Interna, Organo Ufficiale della Società, che riporta i dati di maggiore interesse concernenti la storia della Società Italiana di Medicina Interna dal 1887 al 1987.
Un altro aspetto è quello di aver organizzato una mostra storica in cui sono riportati alcuni dei più importanti avvenimenti scientifici verificatisi in questi 100 anni, specie con riferimento ai membri della Società.
Si ricordino, in proposito, gli Atti dei Congressi dal 1888 al 1987,le foto ricordo, le medaglie, i vari documenti e il materiale scientifico, che dobbiamo in grandissima parte alla cortesia del Prof. Stroppiana, già Direttore dell’Istituto di Storia della Medicina di Roma.

Un altro aspetto infine, è rappresentato dalla Riunione che si terrà il primo giorno del Congresso. Ad essa abbiamo invitato i Presidenti di quelle Società Specialistiche che costituiscono le principali branche della Medicina Interna.
Porteranno ufficialmente il saluto delle rispettive Società ed esporranno in sintesi i più rilevanti progressi verificatisi in questi ultimi anni nei singoli settori.
Ad essi è doveroso porgere, a nome di tutti, il più sentito ringraziamento per aver accettato il nostro invito, augurandoci di poter continuare nel futuro a tenere nuovi incontri scientifici.
Come ho precedentemente accennato, nell’ambito del vastissimo contributo scientifico riportato negli Atti dei Congressi dal 1888 al 1987 mi sono limitato soltanto a pochissimi nomi, ed a talune delle più rilevanti scoperte o priorità. Non ci si poteva, d’altra parte, regolare diversamente. Va qui detto però che tutti gli studiosi che hanno partecipato attivamente ai Congressi con Relazioni, Letture o Comunicazioni – anche se non menzionati singolarmente – vanno accomunati nel nostro più vivo e convinto apprezzamento.
Hanno compiuto un lavoro oltremodo faticoso e impegnativo ed hanno contribuito a formare il patrimonio scientifico comune della Medicina Interna non soltanto italiana, ma anche mondiale.
Vorrei richiamare nuovamente l’attenzione sul fatto che ogni anno si tiene un Congresso Nazionale e che il volume o i volumi degli Atti sono consegnati a tutti i Soci in occasione del Congresso.
Ma dobbiamo ricordare che il lavoro dei Relatori, frutto di ricerche e osservazioni, è continuo, in quanto non è ancora terminato un Convegno che già se ne profila ed entra in preparazione, da parte di altri relatori, un altro.
E va detto che la precipua finalità della Società che è quella di “promuovere il progresso scientifico”, e cioè di raccogliere e trasmettere i risultati della ricerca, che si verifica ininterrottamente di anno in anno, è stata, negli ultimi cento anni, perseguita egregiamente dalla nostra Società.
Alla realizzazione di tale obiettivo preminente si deve, a mio avviso, la straordinaria forza e vitalità della Società; che, poi, si riflette favorevolmente sull’insegnamento e sulle altre finalità della Società stessa, quali quelle di incrementare la cultura dei Soci e di indurre al miglioramento nella fase applicativa della professione medica. E ciò mi richiama una frase che mi ha particolarmente colpito, incisa su una targa marmorea all’entrata dell’Aula Magna del National Institute of Health (N.I.H.) di Bethesda (Washington): “Research enhances the vitality of teaching; teaching lifts the standards of service; and service opens new avenues of investigation” (Jack Masur) (La ricerca apporta linfa vitale all’insegnamento, l’insegnamento eleva il livello dell’attività clinica; la clinica apre nuove vie alla ricerca).
Oltre ai Relatori, peraltro, dobbiamo indubbiamente rivolgere i sentimenti della nostra più profonda gratitudine ai Presidenti, ai Consigli Direttivi e ai Segretari Generali, che si sono succeduti nei tempi e che si sono dedicati con competenza e grande impegno all’attività della Società.

Riteniamo quindi di poter affermare che i cento anni trascorsi dalla sua costituzione ci hanno fornito il panorama di una Società di Medicina Interna prestigiosa di cui tutti possiamo andare fieri.
Ma il ricordo del passato, anche se glorioso, non deve farci fermare. Penso invece – ed anzi di questo sono pienamente convinto – che dalla conoscenza dei successi del passato si debba acquisire uno slancio per l’avvenire.
Da questo studio storico quindi mi auguro che emergano motivi di riflessione e di meditazione per una vitale attività futura della Società.
Nell’avviarmi alla conclusione, vorrei ancora sottolineare che dopo aver ricordato e personalmente rivissuto, attraverso i numerosi documenti, tutto l’iter della Società Italiana di Medicina Interna, ritengo opportuno rivolgermi ai giovani per trasmettere loro un messaggio: quello cioè che soltanto con l’energia della volontà e con un lavoro senza soste potranno seguire le orme dei loro padri e possibilmente sopravanzarli.
Ai giovani spetta, con lo spirito e l’entusiasmo caratteristici della loro età, unitamente ai cosiddetti anziani per ragione anagrafica, ma intellettualmente provvisti della stessa passione e capacità, non soltanto di mantenere le tradizioni del passato, ma anche di andare oltre identificando gli obiettivi e le nuove vie da perseguire per l’avvenire, con la massima possibile celerità. Non dobbiamo difatti dimenticare che stiamo vivendo, come ho detto in precedenza nel mio discorso inaugurale nel 1986, in un momento storico caratterizzato da un vertiginoso progresso tecnologico e della ricerca biomedica e da una Società in continuo cambiamento, in cui non è lecito indugiare.
Anche se abbiamo raggiunto un traguardo prestigioso – quello del centenario – dobbiamo peraltro guardare ancora più avanti, ed in alto, tenendo presenti altresì che la Scienza odierna – e la Medicina ne fa parte ed anzi è in prima linea – si è talmente sviluppata da aver ridotto la gravità, anche senza pervenire ad una completa risoluzione – ed era ovviamente impossibile – di taluni grandi problemi inerenti alle malattie che affliggono l’umanità.
E ciò illumina non solo di conseguente certezza, ma anche di speranza i sentieri dell’avvenire.