Cari amici e colleghi,

la recente vicenda del DJ Fabo non può lasciarci indifferenti di fronte a tale problematica: l'(auto)-determinazione del fine vita.

Capisco che il concetto della sacralità della vita e la realtà della devastazione del corpo e della mente confliggono tra loro, suscitando in ciascuno di noi emozioni e reazioni non sempre razionali e condivise.

È indubbio che al travaglio interiore dell’individuo, in quanto essere umano, in noi medici si aggiunge anche la componente culturale, scientifica e filosofica; tutti elementi che, solo apparentemente, sembrano portarci su strade diverse e non conciliabili. In questi casi, qual é l’evoluzione del rapporto medico/paziente? Quanto pesa la storia personale di ciascuno di noi?

Infine, ulteriore spunto di riflessione per noi Internisti è la realtà epidemiologica attuale che ci chiede di occuparci, sempre più, di pazienti cronici e con multimorbilità nei quali il fine vita sembra essere una evenienza molto concreta e che ci richiede, con sempre maggiore frequenza, quella capacità di saperli accompagnare al termine della loro vita terrena (per chi è credente). Ovviamente, anche quest’ultimo aspetto ci trova impreparati e disorientati perché presuppone un cambiamento culturale radicale che, inevitabilmente, fa capire a noi, ma soprattutto ai pazienti  e ai loro familiari, quali sono i limiti del nostro sapere e del nostro operare.

Su tutto ciò vorrei confrontarmi con voi tutti, per capire anche quale deve essere la posizione della SIMI su un problema così rilevante. Scriveteci all’indirizzo segreteria@simi.it.

Nel ringraziarvi per la vostra attenzione, mi è gradita l’occasione per inviarvi tante cordialità

Francesco Perticone