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La
Storia della Società Italiana di Medicina
Interna: 100 anni di vita
A
cura del Professor U. Serafini in occasione
del 1° Centenario della Società - 1987
Il
Consiglio Direttivo mi ha conferito l'onorifico
quanto non facile compito di illustrare
e commentare, in occasione dell'88° Congresso
Nazionale, durante il quale, come è noto,
si celebra il primo Centenario della Società
Italiana di Medicina Interna, la sua Storia
dalla nascita ad oggi. La Società Italiana
di Medicina Interna è stata fondata nel
lontano ottobre 1887, in Pavia, per iniziativa
di un gruppo di clinici. In tale occasione
fu redatto il relativo Statuto e fu nominata
una "Commissione promotrice" così costituita:
Prof. Guido Baccelli, Presidente; Proff.
Arnaldo Cantani e Luigi Galassi, Vice-Presidenti;
Prof. Edoardo Maragliano, Segretario; Prof.
Eugenio Rossoni, Cassiere. Tale Commissione
esplicò dal 1887 al 1888 le attribuzioni
conferite dagli Art. 6° e 7° al Consiglio
Direttivo ed alla Commissione ordinatrice
(1).
(1)
Statuto fondamentale (1 agosto 1888). Disposizione
transitoria " La commissione promotrice
sino al 1° Congresso avrà le attribuzioni
date dagli articoli 6° e 7° al Consiglio
Direttivo e alla Commissione ordinatrice".
Art. 6° - La Società è amministrata da un
Consiglio Direttivo composto di quindici
membri eletti a scrutinio segreto in adunanza
plenaria dei soci. Ogni anno scade la terza
parte di detti 15 Consiglieri. Gli scadenti
sono rieleggibili. Le elezioni per acclamazione
sono vietate. Nei primi due anni il quinto
dei Consiglieri scadenti è designato dalla
sorte, negli anni successivi dall'anzianità.
Art. 7° - Il Consiglio elegge nel proprio
seno ogni anno la Commissione ordinatrice
del prossimo Congresso, composta di un Presidente,
di due Vice-Presidenti, di un Segretario,
di un Cassiere. Uno di questi membri almeno
dovrà risiedere nella città, ove si terrà
il Congresso. A questa Commissione è affidata
la rappresentanza ufficiale della Società
nello spazio di tempo fra un Congresso e
l'altro. (2) Nell'atto costitutivo della
Società, redatto il 30 maggio 1974 in Roma,
è riportata, invece, erroneamente la data
del 1886. Si è sottoposto pertanto tale
problema al C.D., che nel settembre 1985,
dopo aver considerato i vari documenti presentati,
ha ritenuto di poter concludere che a Pavia
fu fondata nel 1887 da un gruppo promotore
la Società e che il 1° Congresso si tenne
nell'ottobre 1888.
Il
1° Congresso si tenne in Roma dal 20 al
22 Ottobre 1888 sotto la Presidenza del
Prof. Guido Baccelli. Considerati taluni
motivi di dubbio, che si sono venuti profilando,
in merito alla data del 1887 (2) ci sembra
opportuno riportare in proposito le affermazioni
del Prof. Maragliano, Presidente nel 1933
della Società Italiana di Medicina Interna,
contenute in un discorso tenuto in Pavia
nell'ottobre di quell'anno in occasione
del 39° Congresso Nazionale. Riportiamone
alcuni passi:..." La nostra società di Medicina
Interna, ricordiamolo, qui nacque e fu qui
creata. ...
Inizio
pagina
Eravamo
nel 1887 e giustamente nell'ottobre. In
quei giorni era adunata in Pavia l'Associazione
Medica Italiana, che riuniva in gruppo solo
tutte le branche della Medicina e della
Chirurgia e che per la sua costituzione
non rispondeva più alle esigenze del tempo.
Ci trovammo qui in quel momento riuniti
e parecchi fra i professori di Clinica Medica
aventi cattedre, i più giovani soprattutto,
ed era con noi Arnaldo Cantani, clinico
di Napoli. Io segnalai al mio grande Maestro
l'opportunità di raccogliere in un fascio
i cultori Italiani della Medicina Interna.
In allora una sola associazione del genere
esisteva nel mondo: la "Deutscher Verein
für Innere Medizin". Cantani ne convenne:
nello spazio di una giornata redassi lo
Statuto - che è quello il quale ancora oggi
ci regge - e la nuova Società si dichiarò
costituita fra i firmatari dello Statuto
medesimo. Nessuna assemblea preliminare,
nessuna discussione; procedimento rapido,
rivoluzionario ed efficace: efficace tanto
che la nostra Società, Presidente Guido
Baccelli, il sommo clinico del tempo, visse,
prosperò, si mantenne solida e compatta.
Pavia fu così la sua culla, Pavia raccolse
il suo primo vagito e di qui uscita percorse
via sicura le città universitarie italiane:
oggi qui ritorna nel 46° anno di sua vita,
provetta, forte e bacia riverente la terra
gloriosa in cui nacque ...".
D'altra
parte, anche il Prof. Luigi Condorelli,
quale Presidente del Comitato Ordinatore
del 60° Congresso Nazionale, nel suo discorso
inaugurale del 19 Ottobre 1959, così ebbe
ad esprimersi: "Si compie, con questo odierno,
la 6° decade dei Congressi della Società
Italiana di Medicina Interna, nella ricorrenza
del suo 72° anno di vita. Proprio nell'ottobre
del 1887, in occasione di una adunanza tenuta
a Pavia dalla Società Italiana di Medicina,
che riuniva allora i cultori di tutte le
branche della medicina e della chirurgia,
un gruppo di giovani cattedratici di Clinica
Medica riconobbe la necessità di creare
una Società di Medicina Interna. Fervido
animatore fu Edoardo Maragliano, che stilò
lo statuto della Società. Nestore del gruppo
fu il suo maestro Arnaldo Cantani. Nacque
così la nostra Società quando nel mondo
non esisteva che la "Deutscher Verein für
Innere Medizin". Il primo Congresso ebbe
luogo a Roma l'anno successivo (1888), sotto
la presidenza di Guido Baccelli, con due
memorabili relazioni: quella di Salvatore
Tomaselli sulla febbre ittero-emoglobinurica
da chinino (malattia di Tomaselli) e quella
di Augusto Murri ed Eduardo Maragliano sulla
febbre ed antipiresi". Occorre notare che
da allora i Congressi della Società si sono
tenuti, con l'eccezione dei periodi bellici,
annualmente e che la collezione completa
degli Atti è conservata nella sede attuale
della Società.
Si
ricordano i Presidenti che mi hanno preceduto
nella guida della Società:
1)
Prof. Guido Baccelli (Roma) 1887-1916
2) Prof. Edoardo Maragliano (Genova) 1919-1940
3) Prof. Cesare Frugoni (Roma) 1942-1958
4) Prof. Luigi Villa (Milano) 1958-1973
5) Prof. Luigi Condorelli (Roma) 1973-1976
6) Prof. Ugo Teodori (Firenze) 1976-1979
7) Prof. Alessandro Beretta Anguissola (Roma)
1979-1982
8) Prof. Elio Polli (Milano) 1982-1985
Chi
scorresse i volumi che raccolgono gli Atti
e i Rendiconti dei Congressi Nazionali,
nei quali è riportato in forma sintetica
il lavoro scientifico svolto dalle nostre
Scuole di Medicina, nonchè i discorsi dei
Presidenti, sarebbe posto in grado di accertare,
anzi per dir meglio di rivivere la storia
della Società Italiana di Medicina Interna
(SIMI) e persino buona parte dello sviluppo
del pensiero scientifico degli ultimi cento
anni nel campo della medicina, e non soltanto
del nostro Paese. Prima peraltro di prendere
in esame tale argomento ed al fine precipuo
di comprendere meglio la storia dell'attività
della SIMI dal 1887 al 1987, sia dal punto
di vista scientifico, che da quello organizzativo,
mi sembra opportuno tentare di delineare,
sia pure in rapida sintesi, lo sfondo storico
in cui si è inserita la vita della Società,
in correlazione con l'immenso panorama del
progresso biomedico mondiale in detto periodo.
Varrà la pena, in proposito, di richiamare
l'attenzione su alcuni eventi che caratterizzano
l'evoluzione - dal 1887 al 1987 - della
scienza in generale e di quella medica in
particolare. Questi possono essere distinti
in tre gruppi principali di eguale importanza:
1)
l'immenso sviluppo delle conoscenze scientifiche
e tecniche,
2) la tendenza sempre più spiccata alla
specializzazione ed alla subspecializzazione,
3) il notevolissimo numero di nuove società
scientifiche di medicina interna e di altre
discipline mediche costituitesi nei vari
paesi.
1)
Il primo evento, rappresentato dall'enorme
sviluppo delle conoscenze nel settore
biomedico, è costellato, come è a tutti
noto, di scoperte e risultati di grande
rilievo nei vari settori scientifici. Ne
vanno, ad esempio, qui ricordati alcuni,
tra i tanti, quali la scoperta dei raggi
X, dell'adrenalina, dell'insulina, degli
antibiotici, del codice genetico, della
regolazione immunologica.
È innegabile il fatto che i progressi scientifici
e tecnici che l'uomo è riuscito a realizzare
negli ultimi cento anni superano di gran
lunga tutti quelli che gli era stato possibile
realizzare nel corso dei diversi secoli
precedenti. Naturalmente ciò è, in modo
particolare, dovuto allo straordinario sviluppo
delle scienze di base, specie dopo la 2ª
Guerra Mondiale. Attualmente, peraltro,
è in atto una vera rivoluzione biologica
che, con il suo procedere inarrestabile,
ha trasformato e trasformerà la vita dell'uomo,
forse alla stessa stregua di come, quattro
secoli or sono, la trasformarono le scoperte
di Galilei e di Newton.
La rivoluzione medica in atto - sulla
quale non possono avanzarsi dubbi - è in
larga misura la conseguenza delle ricerche
di ordine biologico che l'hanno preceduta
e che continuano a svilupparsi, tanto che
ora ci si esprime con il linguaggio della
biologia molecolare o della patologia molecolare.
Il termine biomedico, recentemente
proposto, costituito dalla fusione tra i
due elementi, lessicalmente di origine greca
e latina, esprime efficacemente questo stato
di correlativa dipendenza della medicina
dalla biologia.
Allo sviluppo delle conoscenze in campo
biomedico hanno fatto seguito importantissimi
progressi nel settore delle applicazioni
cliniche, dovuti alle acquisizioni raggiunte
attraverso l'investigazione clinica, i nuovi
mezzi diagnostici e le migliori modalità
di trattamento.
Con riferimento ai nuovi mezzi diagnostici
si ricordino i procedimenti endoscopici,
l'angiografia, l'uso degli isotopi, le tecniche
radioimmunologiche ed immunoenzimatiche,
l'immunoelettroforesi, l'immunofluorescenza,
gli ultrasuoni, la tomografia computerizzata,
la risonanza magneticonucleare, ecc. Ma
specialmente nel campo della terapia il
progresso è stato molto evidente.
Siano sufficienti alcuni dati che risultano,
ad esempio, dalla comparazione di quanto
è scritto nel Cecil "Textbook of Medicine"
del 1928 e quanto, invece, è scritto nella
15ª edizione del medesimo testo nel 1976.
Nel 1928, trattamenti efficaci o misure
preventive erano soltanto dell'ordine dal
5 al 10%, su 360 malattie, mentre nel 1975
la proporzione è salita sino al 50-55% e
continua ad ascendere.
Una delle conseguenze più evidenti del progresso
delle conoscenze, cui si è accennato, è
rappresentato dal fatto che l'incidenza
delle malattie infettive, nei paesi a sviluppo
più avanzato, è drasticamente diminuita
in questi ultimi anni, così che la durata
media della vita si è protratta da 45 a
75 anni ed oltre; con la conseguente modificazione
dei quadri patologici caratteristici dell'anziano,
anche attraverso lo sviluppo della gerontologia
e della geriatria.
A ciò è seguito evidentemente un aspetto
nuovo e particolare della Medicina Interna
che oggi comprende non tanto le forme morbose
acute, ma piuttosto quelle croniche, correlate
pertanto con l'età, quali le malattie metaboliche,
le malattie croniche cardiovascolari, le
respiratorie, le gastroenteriche, le renali,
le osteoarticolari, le malattie neoplastiche.
2) Un secondo evento, altrettanto importante,
è costituito dalla tendenza sempre più spiccata
verso le specializzazioni. Essa costituisce
una realtà indiscutibile, necessaria altresì
al progresso delle conoscenze, ma che può
divenire pericolosa, specie quando si passi
dalla specializzazione alla subspecializzazione.
Lo specialista di quest'ultimo tipo, difatti,
è indotto a trascurare altri campi d'importanza
vitale e non di rado sacrifica per il particolare
le grandi linee del generale.
Con riferimento al problema della specializzazione,
può essere interessante ricordare come questo
indirizzo, spinto oltre un certo limite,
sia in grado di indurre anche ad errori
diagnostici (si veda a questo riguardo la
Relazione di Teodori e Coll. su "Errori
diagnostici e terapeutici come effetto di
eccessiva specializzazione" al 78° Congresso
della S.I.M.I. del 1977). A proposito delle
specializzazioni, che indubbiamente hanno
acquistato un loro spazio e una propria
autonomia, va rilevato che sono state da
tutti accolte con interesse ed entusiasmo,
ma non va dimenticato che sono pur sempre
discipline "figlie" in quanto provengono
in gran parte dal grande tronco della Medicina
Interna.
Val la pena ricordare, in proposito, che
Frugoni il 29 ottobre 1949, in occasione
del 50° Congresso della Società Italiana
di Medicina Interna così ebbe ad esprimersi:
"...Da
allora è un succedersi ai nostri Congressi
dei più grandi nomi della Medicina Italiana.
Ma i rami fiorivano e dal tronco nuovi germogli
rigogliosamente germinavano e nuove branche,
specialità e Società si costituivano. Vi
sono ai tropici talune qualità di "Ficus"
che anche dai rami emettono radici aeree,
e queste raggiunto il suolo si sviluppano
(in forma colonnare) come nuovi fusti, onde
altre radici emergono, formandosi così piante
ancor più discoste, ma con l'albero originale
sempre collegate, sì che più non si sa se
siano fusti o radici, se lo stesso albero
o nuove piante, tanto intima è la fusione
e perenne il rapporto di succhi vitali con
il tronco originario.
Con tale esempio in natura, vanno considerate
le varie Società e branche specializzate
che la tecnica moderna ha fatalmente create,
ma che indipendenti non sono, poichè le
accomuna l'origine dall' "alma mater", la
"Clinica Medica Generale" che è e resta
la base fondamentale per la diretta osservazione
sintetica del malato e per l'applicazione
delle leggi della logica e della critica,
anche nella valutazione delle varie indagini
e ricerche.
Queste infatti, se in sè prese sembrano
talora assolute, tali nella realtà non sono,
ma relative sempre alla loro adattabilità
o meno a quelle che sono l'osservazione,
l'esperienza clinica e il singolo caso".
Allo sviluppo della specializzazione ha
contribuito, secondo l'opinione di alcuni
studiosi americani, la notevole quantità
di fondi attribuita alla ricerca dopo
la 2ª Guerra Mondiale, che ha permesso a
molti studiosi nei reparti di medicina di
dedicarsi a singoli, talvolta estremamente
limitati, settori.
Si sono venuti a creare, in altri termini,
gruppi di specialisti nei dipartimenti di
medicina interna. In proposito si può dire
che questo delle specializzazioni è un problema
particolarmente importante che, emerso in
questi ultimi anni, sta conducendo ad una
sempre più spiccata frammentazione della
medicina interna e può mettere in discussione
persino la questione del futuro di questa
parte delle medicina.
Non intendiamo riferirci ad alcune branche,
come la neurologia e la dermatologia, che
sono ormai chiaramente separate nella loro
ricerca e attività dalla medicina interna
ed hanno reparti e dipartimenti autonomi.
Alludiamo, invece, alle grandi branche della
medicina interna, quali la cardiologia,
la gastroenterologia, la nefrologia, la
pneumologia, ecc. con le sub-specialità
a ciascuna di esse collegate. Esse costituiscono
campi di studio nei quali lo sviluppo scientifico
è stato notevolissimo e ha indotto da un
lato a una correlativa evoluzione di distinti
dipartimenti clinici con l'attribuzione
del titolo di "specialista" (certification
negli Stati Uniti) e, dall'altro, alla comparsa
di Società e Riviste corrispondenti alle
singole specialità.
Basti far cenno, in proposito, alla Cardiologia.
Ad esempio, negli USA, nel 1985, 21.000
persone hanno partecipato al Meeting Annuale
dell'"American Heart Association" e circa
18.500 sono intervenute al Meeting dell'"American
College of Cardiology". Nel 1984 i quattro
grandi giornali americani di Cardiologia
("American Heart Journal", "American Journal
of Cardiology", "Circulation", "Journal
of the American College of Cardiology")
hanno pubblicato ben 1878 articoli. Nonostante
il continuo sviluppo delle specializzazioni
e subspecializzazioni alla Medicina Interna
rimarrà sempre, anche nel futuro, il "privilegio"
della sintesi clinica delle conoscenze vecchie
e nuove, la sola in grado di guidare l'opera
del medico di ogni era allo studio globale
del malato.
3)
In stretto rapporto con l'eccezionale sviluppo
della scienza in generale e di quella medica
in particolare si è verificato, in Italia,
come nel mondo, nel periodo 1887-1987, un
fiorire straordinario di Società scientifiche,
sia di Medicina Interna, sia di altre discipline,
con lo scopo di raccogliere i cultori delle
più diverse materie di ordine biologico
e specialistico.
Data l'estensione del tema ed il limiti
di spazio impostici, non ci sembra possibile
ricordarle, sia pur sommariamente, in questa
sede.
A titolo di curiosità, ci limitiamo a far
cenno dell' " American Physiological Society"
che è stata fondata nel 1887, a Washington,
sicchè il suo centenario viene a coincidere
con quello della nostra Società di Medicina
Interna. Ciò non vuol dire però che, prima
della fondazione della nostra Società, già
non esistessero in Italia e nel mondo prestigiose
Società, Associazioni e Accademie di medicina.
Varrà la pena enunciarne talune con il corredo
del relativo anno di fondazione:
Accademia
dei Lincei (1603);
Società Medica-Chirurgica di Bologna (1823);
Associazione Medica Italiana (1832);
Accademia Lancisiana (1715);
Accademia Medica di Torino (1834);
Accademia Medica di Roma (1875);
all'estero
Department
of Medicine Medical School,
Royal College of Surgeons in Ireland (1784);
College of Physicians a Philadelphia (1787);
Royal Society of Medicine (1812);
American Medical Association (1847).
Circa
l'espressione "Medicina Interna", essa sembra
abbia avuto origine in Germania nel 1880,
per indicare un campo della pratica medica
nel quale si inserivano i concetti emergenti
all'epoca nei settori della fisiologia,
biochimica, batteriologia e anatomia patologica,
con l'esclusione delle manifestazioni esterne
delle malattie ed ovviamente di quelle che
richiedevano metodi chirurgici di trattamento.
Il concetto si estese poi, oltre che in
Europa, anche negli Stati Uniti d'America.
Per quanto riguarda le Società scientifiche
nel campo medico ci limitiamo qui ad accennare
a quelle che più ci interessano, e cioè
a quelle di Medicina Interna. In questa
cerchia concettuale rientrano diverse Società,
a prescindere da quella tedesca che può
considerarsi la progenitrice delle altre,
dato che si fa risalire al 1882.
Ma varrà la pena di elencarne talune delle
più importanti di cui ci è stato possibile
raccogliere notizie dietro nostra richiesta.
Sono le seguenti:
la
Società Giapponese fondata nel 1902;
la Danese nel 1916;
l'Argentina nel 1920
(Membri Onorari: gli italiani Luigi Condorelli,
Cesare Frugoni e Luigi Villa);
la Svizzera nel 1932,
la Spagnola nel 1952;
la Cubana nel 1957;
la Paraguaiana e la Colombiana nel 1975,
ed infine quella Francese, fondata nel 1979.
Ad
esse fanno capo alcune riviste di Medicina
Interna, Organi Ufficiali delle rispettive
Società, e cioè il "Japanese Journal of
Internal Medicine", la "Revue de Medecine
Interne", il "The Netherlands Journal of
Medicine", gli "Annals of Internal Medicine",
gli "Acta Medica Belgica", gli "Acta Medica
Colombiana".
Su un piano internazionale va sottolineato
che nel 1948, in Basilea (Svizzera), fu
fondata l' "International Society of Internal
Medicine", che ha tenuto e tiene di consueto
i suoi congressi ogni due anni. L'ultimo
Congresso della Società fu tenuto nell'Agosto
1986 a Bogotà (Columbia). Va rilevato che
il Presidente attuale è il Prof. Mario Sangiorgi.
Nel 1969 in Strasburgo fu, infine, fondata
l'Associazione Europea di Medicina Interna.
Questa Società ha tenuto un Convegno dal
6 al 9 maggio 1987 a Bologna.
Inizio
pagina
Dopo aver accennato al panorama storico
e scientifico, costituito dallo sviluppo
delle conoscenze nel mondo dello scibile
biomedico, dalla tendenza alle specializzazioni
e sub-specializzazioni e dalla comparsa
di numerosissime Società scientifiche di
Medicina e di altre discipline, nell'ambito
del quale ha operato la SIMI, entriamo nel
vivo dell'argomento, con il commento della
complessa attività svolta dalla Società
Italiana di Medicina Interna nei cento anni
dalla sua fondazione.
In proposito, riteniamo opportuno illustrare,
sia pur brevemente, due distinti aspetti,
di eguale importanza:
1) il primo, di ordine particolarmente
scientifico, è rappresentato dalle relazioni
e comunicazioni svolte in occasione dei
Congressi Nazionali, riportate nei volumi
degli Atti;
2) il secondo, extra-scientifico,
previsto peraltro negli Statuti della Società,
è costituito dall'impegno della Società
per problemi di ordine diverso da quello
medico-scientifico, quali quelli sociali,
didattici, ecc., come si può desumere in
particolare dall'esame dei verbali delle
riunioni del Consiglio Direttivo e dai discorsi
tenuti dai Presidenti della Società e dai
Comitati Organizzatori dei vari Congressi.
Con
riferimento al primo punto, potrebbe
prendersi in considerazione la possibilità
di esaminare i dati di maggiore rilievo
derivanti dai contributi scientifici - in
particolare relazioni e comunicazioni -
raccolti nelle oltre 42.000 pagine degli
Atti dei Congressi Nazionali.
Il compito, peraltro, appare estremamente
difficile e delicato, in quanto immenso
è il patrimonio culturale contenuto negli
Atti e numerosissimi ed importanti sono
stati gli argomenti trattati. In sintesi,
si tratta di tutto lo scibile biomedico
degli ultimi cento anni ed altrettanto numerosi
risultano i nominativi dei Maestri, altamente
qualificati della Medicina e della Clinica
Italiana, che hanno portato nel tempo i
loro contributi scientifici.
Non ritengo pertanto opportuno prendere
in esame in modo analitico l'argomento,
limitandomi soltanto ad alcuni cenni, certamente
incompleti, ma che tuttavia consentono di
intravedere e lumeggiare il rilevante contenuto
scientifico originale degli Atti dei nostri
Congressi.
Del resto lo stesso Baccelli, fin dal 1889,
a proposito della produzione scientifica,
che veniva riferita e posta in adeguata
luce nel corso dei Congressi nazionali,
era pervenuto alla seguente affermazione:
"Tutti
i più alti Insegnanti e tutte le Scuole
mediche d'Italia si fondono qui; da questa
fusione nasce la coscienza del sapere nazionale".
Tra
i dati scientifici di maggiore importanza
riportati, val la pena di ricordarne taluni.
Di grandissimo rilievo il tema della "introduzione
di medicamenti eroici nelle vene" (sali
di chinino e di mercurio, sieroterapia,
citrato ferrico ammoniacale) effettuata
per la prima volta nel mondo, nel 1894,
da Guido Baccelli con risultati terapeutici
altamente apprezzabili. Di notevolissimo
interesse appaiono altresì le ricerche sulla
malaria, che in quell'epoca erano, per l'importanza
sociale, particolarmente perseguite, che
sono state trattate con ben 4 relazioni
di G. Baccelli su "Patologia e cura della
malaria", di E. Marchiafava su "Etiologia
e patogenesi dell'infezione malarica", di
V. Ascoli su "La dottrina etiologica e la
epidemiologia della malaria" e di G. Izar
"La malaria secondo le moderne acquisizioni".
Non va dimenticata anche la vaccinazione
antitubercolare proposta e attuata da Maragliano
nel 1903 (Calmette la propose nel 1921).
Vanno altresì ricordati i concetti innovatori
esposti in alcune relazioni, quali ad esempio,
quella di Nicola Pende nel campo dell'Endocrinologia
su "Le secrezioni interne in rapporto con
la clinica" (1912) e quella di Achille De
Giovanni nel campo della Costituzionalistica
su "L'individualità considerata nella patogenesi
e nell'evoluzione dei morbi" (1903).
In una relazione del Prof. G. Breccia, inoltre,
venne trattato il "Pneumotorace artificiale",
introdotto per la prima volta, nel 1882,
da Carlo Forlanini, il quale nel 1895 al
VI Congresso della SIMI presentò il "Primo
caso di tisi monolaterale avanzata curato
felicemente con il Pneumotorace artificiale".
Un particolare valore scientifico riveste
la relazione di Frugoni sull'asma bronchiale
(1920), nella quale l'Autore indicò con
precisione i dati a favore della "teoria
anafilattica" dell'asma bronchiale.
Nel 1922, poi, l'Autore riportò per la prima
volta la dimostrazione del trasporto passivo
generale di reagine nell'uomo (va ricordato
che il trasporto passivo locale fu introdotto
nel 1921 da Prausnitz e Küstner).
Tali osservazioni rappresentano una pietra
miliare nel campo dell'allergia reaginica
e hanno assunto in questi ultimi anni, con
la scoperta delle IgE, un nuovo straordinario
sviluppo.
Non possono essere dimenticate le ipotesi
innovatrici sulla patogenesi del dolore,
e in particolare sul dolore riferito, esposte
da Lunedei, Teodori e coll. in alcune relazioni
(1948, 1962, 1982). In tempi più recenti
può essere ricordata l'ipotesi dello spasmo
coronarico, sostenuta da Luigi Condorelli
nella relazione del 1965 su "Fisiopatologia
clinica della stenocardia".
Essa è stata confermata dalle più recenti
ricerche e riveste un'importanza notevolissima
per il progresso delle conoscenze nel settore
patogenetico e clinico della malattia coronarica.
Tra
i tanti contributi, giova ricordare, come
si può desumere da uno stralcio di taluni
brani degli Atti della Società, che non
sono mancate alcune sorprendenti intuizioni,
anticipatrici con notevole distacco di tempo
di quello che poi si è verificato nei tempi
successivi. Valga ad esempio ciò che Guido
Baccelli, nel 1908, ebbe ad affermare:
"Sento
non lontano il giorno in cui per ogni infezione
sarà sicuramente trovata la medela efficace,
anche prima che l'intero lume nosogenico
risplenda innanzi alle menti affaticate".
Con
riferimento al secondo punto, e cioè
all'attività e all'interesse della
Società in campi diversi da quelli strettamente
scientifici, vanno ricordati i numerosi
problemi discussi e affrontati più volte,
sia di recente che nel passato, dal Consiglio
Direttivo e che si evincono in modo particolare
dai discorsi dei Presidenti e dalle modificazioni
degli Statuti che si sono succeduti nel
tempo (dal 1888 al 1985). Uno dei problemi
cui la Società ha rivolto il suo costante
e specifico interesse è stato quello dell'organizzazione
tecnica dei Congressi.
Dapprima, agli inizi del secolo, ci si limitava
all'esposizione di semplici "comunicazioni",
ma queste furono in prosieguo di tempo integrate
con le "relazioni", costituite da trattazioni
di notevole ampiezza svolte dagli studiosi
più prestigiosi e qualificati della Medicina
Italiana.
Nell'ambito di siffatte relazioni si rinvengono,
oltre ai contributi originali tratti dall'esperienza
dei relatori, delle complete revisioni critiche
della letteratura mondiale.
Può assumere un certo interesse ricordare
che negli ultimi anni il problema dell'organizzazione
dei Congressi ha formato di sovente, come
nel passato, oggetto di studio e di interesse
e più specificamente è stato trattato dal
Prof. U. Teodori nel suo discorso introduttivo
al 78° Congresso Nazionale del 1977. Va
sottolineato che le relazioni, pubblicate
negli Atti, costituiscono vere aggiornatissime
monografie, che sono risultate estremamente
utili ai soci per la formazione della propria
cultura.
I Congressi, sempre attesi e ricordati da
tutti con grande interesse, si sono ripetuti
con un rigoroso ritmo annuale, interrotto
soltanto poche volte per effetto degli eventi
bellici.
Va ricordato che nell'ottobre 1922 ebbe
inizio la prassi della riunione in comune
con la Società Italiana di Chirurgia che,
fondata il 13 Aprile 1882 (ha celebrato
quindi il Suo centenario cinque anni or
sono), ha permesso di mantenere un'unione
ideale tra le due grandi Società. Il numero
dei partecipanti ai nostri Congressi, sia
pure con ampie oscillazioni, è sempre venuto
aumentando, fino a raggiungere nell'ultimo
congresso i 1.200.
D'altro canto, i Soci sono giunti dal numero
di 175 dell'anno di fondazione ai 1780 attuali.
Non va dimenticato che lo sviluppo delle
conoscenze e la sorprendente evoluzione
della scienza nei più diversi settori biologici
e specialistici ha condotto, nel corso degli
anni, a profondi cambiamenti non soltanto
nella didattica, ma anche nelle istituzioni
culturali, tra le quali si colloca, ad esempio,
la nostra Società. Ne è derivata una modificazione
delle modalità congressuali.
Per ciò che ci riguarda, va detto che le
grandi relazioni monografiche non corrispondevano
più col tempo alle esigenze dei Soci sicchè,
specie in questi ultimi anni, sono state
sempre più apprezzate e sono divenute, anzi,
momenti essenziali dei congressi altre forme
di riunioni, quali: le relazioni "a più
voci", i simposi, le tavole rotonde, la
presentazione di "posters", le sessioni
diapositive ecc. Particolare cura i Consigli
Direttivi della nostra Società hanno dedicato
e dedicheranno all'argomento del miglioramento
dell'organizzazione tecnica dei Congressi
in relazione alle nuove esigenze e nel tentativo
di adeguarsi alle mutate situazioni dei
tempi moderni. In proposito si può affermare
che i successi dei Congressi e l'ampia partecipazione
dei soci negli ultimi anni hanno dimostrato
che la Società è riuscita comunque a mantenersi
all'altezza delle sue tradizioni. Sempre
a proposito dei Congressi, si possono ricordare
alcuni convegni internazionali di
grande rilievo tenutisi in Italia. Nel 1893,
ad esempio, si tenne in Roma l'XI Congresso
Medico Internazionale presieduto dal Prof.
Guido Baccelli (il discorso del Presidente
in latino e i riassunti delle comunicazioni
sono riportate nel Policlinico Sezione Medica
(Anno I; 1 Aprile 1894).
Il Prof. Rudolf Virchow, che era stato Presidente
del Congresso precedente a Berlino, prese
la parola in occasione della seduta inaugurale.
Dopo la fondazione della "Società Internazionale
di Medicina Interna" nel 1948, la serie
dei Congressi internazionali (peraltro a
cura della Società Internazionale) continuò
e nel 1978 si tenne a Roma un Congresso,
sotto la Presidenza del Prof. Luigi Condorelli.
Un
secondo problema più volte dibattuto,
specie in questi ultimi anni, e che necessita
di un approfondimento, è costituito dalla
didattica, dalla formazione del
medico, dalla visione globale del
malato e dalla necessità di un costante
miglioramento nei relativi settori.
Può assumere un certo interesse riportare
quanto affermarono i Presidenti del passato
tra cui Baccelli e Maragliano che si sono
succeduti fino ad oggi. Il primo così si
espresse il 26 Ottobre 1908:
"Volgono
per la Clinica Medica giorni non lieti".
"È lamentabile che la frequenza degli alunni
a questa disciplina, il necessario concorso,
venga scemando ogni giorno". Il secondo,
nel 1920, ebbe ad affermare: "In Italia
la massima parte dei giovani si danno all'esercizio
pratico e in maggioranza nono sono sufficientemente
preparati. Il concorso dello Stato è diminuito
dell'80%.
È doloroso constatare che oggi più che mai
i bisogni dell'insegnamento scientifico
sono messi in disparte".
E nel 1922 completò il Suo pensiero con
l'affermazione:
"È
certo un fenomeno singolare questo: che
mentre il livello scientifico delle Scuole
nostre si alza, le conoscenze cliniche delle
scolaresche si abbassano". "È un fenomeno
singolare ma facilmente spiegabile, dato
l'ordinamento degli studi seguito fin qui;
se non sarà mutato, il danno sarà ogni anno
maggiore".
Tutti
conoscono del resto l'evoluzione attuale
della complessa problematica sull'insegnamento
della Medicina Interna.
Sia sufficiente sottolineare che da un lato
siamo in presenza della trasformazione delle
cosiddette "domande" o "motivazioni", sia
sul piano istituzionale che sociale, e cioè
del cambiamento della società contemporanea,
per cui si rende necessaria una nuova figura
di medico, correlata alla rivoluzione medico-biologica
ed alle sue conseguenze sociali. Secondo
tale orientamento, difatti, la professione
del medico non si può svolgere ed esaurire
soltanto in un rapporto diretto medico-paziente,
con attenzione limitata alla cura della
malattia, ma deve evolversi verso un tipo
di professionalità che esorbiti dall'individuale
e si inserisca in una strutturazione istituzionale
più vasta, quella cioè del Servizio Sanitario
Nazionale, caratterizzato dall'assunzione
di una responsabilità pubblica della salute,
correlata alle singole organizzazioni locali
della società - Provincia, Comuni e Regioni
- , alle esigenze della prevenzione delle
malattie, nonchè alla profonda trasformazione
della domanda sociale della Medicina, di
cui valgono, quali esempi, i problemi delle
tossicodipendenze, delle malattie professionali,
degli infortuni sul lavoro, delle malattie
da inquinamento, della medicina geriatrica,
ecc.
Dall'altro lato, poi, sono da considerare
le cosiddette "offerte", che ovviamente
investono in pieno compiti assai vasti delle
Facoltà di Medicina, dalle quali ci si attende
l'attuazione di una riforma che ha attribuito
ai Consigli di Corso di Laurea ed alle Facoltà
stesse compiti precisi, particolarmente
vasti e tali da determinare una profonda
trasformazione rispetto a quelli tradizionali
della ricerca, della didattica e dell'assistenza.
Pertanto il rapido progresso della Medicina
come scienza e la profonda evoluzione della
Società italiana hanno condotto all'esigenza
di un sostanziale rinnovamento del curriculum
degli studi medici.
L'attuale tabella XVIII dell'ordinamento
didattico universitario risale infatti a
circa 50 anni fa (RRDD 20/6/1935 n.1071,
e 30/9/1938 n.1652) e non ha subito che
pochissime variazioni: nel 1952 vennero
introdotti gli insegnamenti fondamentali
di Chimica Biologica, Microbiologica e Radiologia,
nel 1975 l'insegnamento di Istologia e Embriologia
Generale e soltanto nel 1976 quello di Clinica
Psichiatrica, anche se poi nel tempo si
sono aggiunti numerosissimi insegnamenti
complementari.
Al problema dell'insegnamento che ha dato
luogo ad ampi ed appassionanti dibattiti,
sviluppatisi attraverso articoli, libri,
rapporti (quali quelli della CEE e dell'OMS,
delle Conferenze periodiche dei Presidi
ecc.) nonchè in convegni specifici, hanno
preso vivissima parte molti studiosi italiani.
Mi sia consentito anche richiamare l'attenzione
sul fatto che la Società Italiana di Medicina
Interna si è occupata da tempo col massimo
impegno di tali problemi. Al riguardo, non
si possono non ricordare, oltre alle discussioni
riportate nelle varie riunioni del Consiglio
Direttivo, le significative prolusioni tenute
in occasione dei Congressi Nazionali della
Società dai Presidenti in carica: dal Prof.
L. Villa al Prof. L. Condarelli, dal Prof.
U. Teodori al Prof. A. Beretta Anguissola
ed al Prof. E. Polli. Va qui precisato che,
dopo una lunga gestazione, il problema del
nuovo ordinamento didattico nel corso di
laurea in Medicina (nuova tabella XVIII)
si sta avviando a conclusione. In particolare
va ricordata la costituzione nel 1984 di
una Commissione Ministeriale che ha concluso
i suoi lavori rimettendo al Ministro della
Pubblica Istruzione un'ampia relazione che
ha formato oggetto di osservazioni da parte
delle Facoltà Mediche Italiane ed è stata
sottoposta all'approvazione del Consiglio
Universitario Nazionale. Il 28 febbraio
1986 è stato emanato il D.P.R. n° 95 "Modificazioni
all'ordinamento didattico universitario
relativamente al corso di laurea in medicina
e chirurgia" che ha concluso l'iter. Ci
si sta ora avviando, sia pure tra molte
difficoltà, nelle varie Facoltà italiane
all'attivazione del nuovo ordinamento didattico,
che dovrà essere posto in attuazione dall'ottobre
1987.
Inizio
pagina
In correlazione con quanto si è detto in
precedenza sullo sviluppo delle conoscenze
e sulla tendenza sempre più spiccata alla
specializzazione, si sono rilevate anche
molteplici difficoltà nei riguardi non soltanto
dell'insegnamento della Medicina Interna,
cui abbiamo ora accennato, ma anche del
suo contenuto, tanto che si è giunti persino
ad avanzare dubbi sulla sua permanenza nel
tempo.
Però non si deve dimenticare che i problemi
e le difficoltà non riguardano soltanto
la medicina come tale, ma le conseguenze
- sociali, economiche e morali - sempre
nuove e mutevoli che derivano dai suoi progressi,
che dovranno pur essere prese in considerazione
dai governanti e forse, quanto meno in una
certa parte, prevedute. È evidente che questi
brevi cenni permettono di comprendere quella
che Aloisi ha designato come crisi della
medicina e nella medicina - distinguendola,
poi, in crisi culturale, didattica e
sociale.
Recentemente anche Beretta Anguissola ha
sottolineato la crisi della medicina clinica
(e della sua più elevata espressione, la
Medicina Interna) nei confronti della medicina
scientifica. In relazione a ciò che si è
detto, si può ricordare come, mentre nel
1970 Pearth scriveva su "Lancet" un articolo
dal titolo "The death of the Professor of
Medicine", nel 1983 è ritornato sull'argomento,
sempre su "Lancet", sostenendo, al contrario,
la tesi della rinascita del Professore di
Medicina ("The Rebirth of the Professor
of Medicine").
Può rivestire un certo interesse rilevare
come, dall'esame dei discorsi dei Presidenti
tenuti nel corso dei cento anni di attività
della Società, emerga reiteratamente il
richiamo all'importanza della Medicina
Interna, in relazione sia al suo contenuto
che ai futuri sviluppi.
Ed in effetti vi è stata sempre la necessità,
da parte dei vari Consigli Direttivi che
si sono succeduti nel tempo, di vigilare
nei confronti degli orientamenti di pensiero
di alcuni gruppi di studiosi che tendevano
a far perdere alla Medicina Interna la sua
fisionomia e la sua individualità.
Val la pena di ricordare che nel corso di
questi cento anni, la Medicina Interna,
rappresentata validamente in Italia dalla
Società Italiana di Medicina Interna, ha
dovuto combattere con impegno per mantenere
la sua individualità e la sua autonomia
affrontando tre successivi grandi ostacoli.
Essi sono stati nell'ordine: in un primo
tempo (all'inizio del secolo) la preponderanza
dell'"anatomismo clinico" di G.B. Morgani;
in un secondo tempo, la valorizzazione spesso
fuori misura della Microbiologia e Chimica
Biologica; in un terzo periodo, quello,
ancora in atto, dello sviluppo delle specializzazioni.
Comunque, in conclusione, si può affermare
che la Medicina Interna, in genere, così
validamente rappresentata in Italia dalla
SIMI, ha superato fino ad ora felicemente
le numerose difficoltà che si sono presentate.
Inizio
pagina
Uno
degli aspetti parascientifici dell'attività
della SIMI, che peraltro è sempre attuale,
è quello sociale.
Questo aspetto è stato sottolineato fin
dai primi anni di vita della Società e numerosi
richiami a tale caratteristica si rinvengono
nei discorsi di Baccelli e Maragliano, in
sede di trattazione del significato che
assume la "Medicina Clinica" nei confronti
della "Medicina Politica", richiamandosi
al fatto che l'una si occupa in sostanza
della cura dell'uomo e l'altra di quella
del popolo. Sull'argomento hanno insistito
vari Presidenti e in particolare il Prof.
Villa e il Prof. Frugoni.
Ed oggi la medicina "politica", a carattere
per lo più preventivo, è considerata in
tutto il mondo di importanza così grande
da configurarla come la medicina del futuro.
Può rivestire un certo interesse rilevare
come dagli studi condotti sulla storia della
Società torni ad emergere anche l'idea che
risale a tempi assai lontani, dell'esigenza
della pubblicazione di un'apposita rivista
di medicina (idea poi realizzata durante
questa Presidenza).
Già Baccelli, sospinto dal mancato riconoscimento
dei contributi scientifici italiani da parte
degli stranieri, così si era espresso:
"Tutti
questi plagi, amati colleghi, debbono pur
una volta finire; io faccio qui caloroso
appello agli italiani tutti che insegnano
o coltivano mediche discipline di riunirsi
per fondare un giornale che diffonda le
cose nostre almeno nella triplice lingua
francese, inglese e tedesco e sono pronto
a dare il mio contribuito a qualunque tra
voi volesse prendersene l'iniziativa".
Inizio
pagina
L'odierno
Congresso, nel corso del quale si celebra
il Centenario della Società, è inteso a
testimoniare, unitamente alla soddisfazione
per il lungo cammino percorso, il fermo
impegno ad affrontare solidalmente le difficoltà
future.
L'evoluzione dei tempi impone nuovi compiti
sin da oggi, ma di certo dilatabili anche
nei tempi a venire.
Ai compiti, agli obiettivi e alle scelte
assai difficili si contrappongono però la
competenza e l'entusiasmo dei Consigli Direttivi
di oggi e di domani. Ne siamo certi. L'88°
Congresso Nazionale rappresenta un avvenimento
eccezionale; è pacifico.
Aggiungiamo subito che esso si caratterizza
anche per un aspetto particolare. È quello
di aver accolto tra noi, in uno spirito
di fratellanza universale umana e scientifica
che non conosce frontiere, oltre i Presidenti
delle varie Società Mediche Italiane, anche
i rappresentanti della "International Society
of Internal Medicine" (I.S.I.M.), della
"European Association of Internal Medicine",
taluni Presidenti delle Società di Medicina
Interna dei diversi Paesi, tra cui quello
della "Royal Society of Medicine" (R.S.M.).
Si terranno due Joint Meetings internazionali
uno tra S.I.M.I. e I.S.I.M. e uno tra S.I.M.I.
e R.S.M. Un'iniziativa questa - mi sia consentito
di dirlo - che considero particolarmente
significativa.
Oggi, si può dire con buon fondamento e
grande soddisfazione, le frontiere non esistono
più ed i contatti, sempre più frequenti
e proficui, tra il nostro Paese e quelli
esteri sono all'ordine del giorno.
È un fenomeno che si svilupperà - c'è ragione
di crederlo - con sempre maggior frequenza
anche nell'avvenire. Val la pena di sottolineare
che detto orientamento è particolarmente
sentito dai giovani che, molto più frequentemente
che nei tempi passati, istituiscono e mantengono
proficui rapporti con organizzazioni e istituzioni
scientifiche straniere.
Rileviamo subito che il programma scientifico
si presenta quanto mai interessante ed è
rappresentato a prescindere delle riunioni
internazionali da due relazioni:
Fisiologia
e Fisiopatologia della circolazione polmonare
(G.G. Neri Serneri); Le eritroenzimopatie
con particolare riferimento al deficit della
4-6-PD ed al favismo (U. Carcassi);
da
tre letture:
Segnali multipli della comunicazione sinaptica
Loro rilevanza farmacologica e terapeutica
(E. Costa);
L'aterosclerosi: considerazioni su passato,
presente e futuro (S. Lenzi);
Le sindromi rabdomiolitiche (A. Monteverde);
da
due tavole rotonde:
La Bioetica (E. Polli) e L'immunodeficienza
acquisita (L. Bonomo);nonchè da un numero
assai elevato di comunicazioni.
Ma,
a prescindere dal programma scientifico,
altri aspetti particolari vanno considerati.
Uno di questi è quello di aver realizzato
il Volume del Centenario pubblicato come
supplemento degli Annali Italiani di Medicina
Interna, Organo Ufficiale della Società,
che riporta i dati di maggiore interesse
concernenti la storia della Società Italiana
di Medicina Interna dal 1887 al 1987.
Un altro aspetto è quello di aver organizzato
una mostra storica in cui sono riportati
alcuni dei più importanti avvenimenti scientifici
verificatisi in questi 100 anni, specie
con riferimento ai membri della Società.
Si ricordino, in proposito, gli Atti dei
Congressi dal 1888 al 1987,le foto ricordo,
le medaglie, i vari documenti e il materiale
scientifico, che dobbiamo in grandissima
parte alla cortesia del Prof. Stroppiana,
già Direttore dell'Istituto di Storia della
Medicina di Roma.
Un
altro aspetto infine, è rappresentato dalla
Riunione che si terrà il primo giorno del
Congresso. Ad essa abbiamo invitato i Presidenti
di quelle Società Specialistiche che costituiscono
le principali branche della Medicina Interna.
Porteranno ufficialmente il saluto delle
rispettive Società ed esporranno in sintesi
i più rilevanti progressi verificatisi in
questi ultimi anni nei singoli settori.
Ad essi è doveroso porgere, a nome di tutti,
il più sentito ringraziamento per aver accettato
il nostro invito, augurandoci di poter continuare
nel futuro a tenere nuovi incontri scientifici.
Come ho precedentemente accennato, nell'ambito
del vastissimo contributo scientifico riportato
negli Atti dei Congressi dal 1888 al 1987
mi sono limitato soltanto a pochissimi nomi,
ed a talune delle più rilevanti scoperte
o priorità. Non ci si poteva, d'altra parte,
regolare diversamente. Va qui detto però
che tutti gli studiosi che hanno partecipato
attivamente ai Congressi con Relazioni,
Letture o Comunicazioni - anche se non menzionati
singolarmente - vanno accomunati nel nostro
più vivo e convinto apprezzamento.
Hanno compiuto un lavoro oltremodo faticoso
e impegnativo ed hanno contribuito a formare
il patrimonio scientifico comune della Medicina
Interna non soltanto italiana, ma anche
mondiale.
Vorrei richiamare nuovamente l'attenzione
sul fatto che ogni anno si tiene un Congresso
Nazionale e che il volume o i volumi degli
Atti sono consegnati a tutti i Soci in occasione
del Congresso.
Ma dobbiamo ricordare che il lavoro dei
Relatori, frutto di ricerche e osservazioni,
è continuo, in quanto non è ancora terminato
un Convegno che già se ne profila ed entra
in preparazione, da parte di altri relatori,
un altro.
E va detto che la precipua finalità della
Società che è quella di "promuovere il progresso
scientifico", e cioè di raccogliere e trasmettere
i risultati della ricerca, che si verifica
ininterrottamente di anno in anno, è stata,
negli ultimi cento anni, perseguita egregiamente
dalla nostra Società.
Alla realizzazione di tale obiettivo preminente
si deve, a mio avviso, la straordinaria
forza e vitalità della Società; che, poi,
si riflette favorevolmente sull'insegnamento
e sulle altre finalità della Società stessa,
quali quelle di incrementare la cultura
dei Soci e di indurre al miglioramento nella
fase applicativa della professione medica.
E ciò mi richiama una frase che mi ha particolarmente
colpito, incisa su una targa marmorea all'entrata
dell'Aula Magna del National Institute of
Health (N.I.H.) di Bethesda (Washington):
"Research enhances the vitality of teaching;
teaching lifts the standards of service;
and service opens new avenues of investigation"
(Jack Masur) (La ricerca apporta linfa vitale
all'insegnamento, l'insegnamento eleva il
livello dell'attività clinica; la clinica
apre nuove vie alla ricerca).
Oltre ai Relatori, peraltro, dobbiamo indubbiamente
rivolgere i sentimenti della nostra più
profonda gratitudine ai Presidenti, ai Consigli
Direttivi e ai Segretari Generali, che si
sono succeduti nei tempi e che si sono dedicati
con competenza e grande impegno all'attività
della Società.
Riteniamo
quindi di poter affermare che i cento anni
trascorsi dalla sua costituzione ci hanno
fornito il panorama di una Società di Medicina
Interna prestigiosa di cui tutti possiamo
andare fieri.
Ma il ricordo del passato, anche se glorioso,
non deve farci fermare. Penso invece - ed
anzi di questo sono pienamente convinto
- che dalla conoscenza dei successi del
passato si debba acquisire uno slancio per
l'avvenire.
Da questo studio storico quindi mi auguro
che emergano motivi di riflessione e di
meditazione per una vitale attività futura
della Società.
Nell'avviarmi alla conclusione, vorrei ancora
sottolineare che dopo aver ricordato e personalmente
rivissuto, attraverso i numerosi documenti,
tutto l'iter della Società Italiana di Medicina
Interna, ritengo opportuno rivolgermi ai
giovani per trasmettere loro un messaggio:
quello cioè che soltanto con l'energia della
volontà e con un lavoro senza soste potranno
seguire le orme dei loro padri e possibilmente
sopravanzarli.
Ai giovani spetta, con lo spirito e l'entusiasmo
caratteristici della loro età, unitamente
ai cosiddetti anziani per ragione anagrafica,
ma intellettualmente provvisti della stessa
passione e capacità, non soltanto di mantenere
le tradizioni del passato, ma anche di andare
oltre identificando gli obiettivi e le nuove
vie da perseguire per l'avvenire, con la
massima possibile celerità. Non dobbiamo
difatti dimenticare che stiamo vivendo,
come ho detto in precedenza nel mio discorso
inaugurale nel 1986, in un momento storico
caratterizzato da un vertiginoso progresso
tecnologico e della ricerca biomedica e
da una Società in continuo cambiamento,
in cui non è lecito indugiare.
Anche se abbiamo raggiunto un traguardo
prestigioso - quello del centenario - dobbiamo
peraltro guardare ancora più avanti, ed
in alto, tenendo presenti altresì che la
Scienza odierna - e la Medicina ne fa parte
ed anzi è in prima linea - si è talmente
sviluppata da aver ridotto la gravità, anche
senza pervenire ad una completa risoluzione
- ed era ovviamente impossibile - di taluni
grandi problemi inerenti alle malattie che
affliggono l'umanità.
E ciò illumina non solo di conseguente certezza,
ma anche di speranza i sentieri dell'avvenire.
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